#deutscheversion #bunker3
Una spaziosa porta a vetri rinforzata da eleganti aste di alluminio, distanziata dalla strada da tre bassi gradini, introduce all’ampio locale attrezzato a bar: un massiccio bancone - dietro il quale si allineano bicchieri e bottiglie, disposti ordinatamente sulle caratteristiche mensole, con l’immancabile macchina per il caffè - fronteggia un’ordinata successione di tavoli, corredati da lunghe panche, che coprono gran parte della parete opposta e costituiscono una provvidenziale sistemazione per avventori capitati in un momento di particolare affollamento della sala superiore, la pizzeria propriamente detta, alla quale si accede salendo una pregiata scala di lucido rovere.
Ci troviamo nella pizzeria “Al Bunker”, il regno di Innocente, il valente “pizzaiolo” che a memoria d’uomo non ha mai rimandato deluso un cliente. Lo sguardo si allarga su un salone accogliente, sobrio e dai colori caldi, peculiari del legno che qui è stato impiegato in quantità considerevole, come si conviene ad un ambiente di montagna. Le ondate di calore espirate a tratti dal largo forno a legna che troneggia nell’angolo di fondo, un po’ defilato alla vista, avvolgono piacevolmente i clienti che occupano i tavoli disseminati nella sala con calcolata simmetria. Il soffitto è perlinato alla moda alpina, un’intera parete è traforata nella parte superiore da quattro finestroni affacciati sulla strada, esattamente disposti come i loro gemelli che, al di sotto, permettono alla luce naturale di illuminare il bar. Quadri, stampe, oggetti eterogenei in uso fino a non molto tempo addietro nei lavori agricoli o edili della comunità timavese, vecchie paia di sci, foto… c’è di tutto, appeso alle pareti o sistemato sopra il basamento di un bellissimo “fogolar” perennemente spento.
Abbiamo accennato agli sci, alle foto, ed ecco farsi più vivido, più luminoso il ricordo di Daniele Mentil, il papà di Innocente, e della sua adorata consorte Marisa.
Daniele è stato per Timau un regalo della sorte, un uomo che ha saputo coagulare attorno alla sua figura stima ed affetto, apprezzamento e rispetto. Non si creda di leggere le solite frasi fatte che la pietà umana dedica a coloro che hanno abbandonato questa vita e dei quali “nihil nisi bonum”, come dicevano i latini. Daniele è stato davvero un personaggio che si è legittimamente guadagnato l’ammirazione e la considerazione di tutte le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Sin dalla più giovane età, egli era entrato come lavorante nel panificio gestito da Graziano Silverio, rimanendovi per anni ed imparando tutti i segreti che trasformano un pezzo di pane qualsiasi in una quasi opera d’arte. Nel frattempo, egli coltivava anche le sue spiccate doti atletiche, impegnandosi con lusinghieri risultati in più d’una disciplina sportiva. Insegnante ed allenatore di sci di fondo, dedicava ai suoi allievi (segnatamente bambini) cure tanto premurose da spingere il suo impegno ad accompagnarli in lunghe ed onerose trasferte di gare da disputare nelle più svariate, e distanti, località alpine dell’Italia settentrionale: Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e via viaggiando (detto per inciso, nel 1972 Daniele assaporerà una doppia gioia nelle vesti di allenatore-papà: sua figlia Lorena vincerà il titolo di campionessa italiana, cat. “Allievi”).
Al calcio, poi, aveva regalato quasi quindici anni di militanza, trascorsi con la gloriosa maglia di terzino sinistro del Timau sulle spalle. Sempre corretto, sempre generoso, un costante punto di riferimento umano e agonistico.
Nel 1958 Daniele sposa Marisa Puntel, una dolce ragazza di Cleulis, bella e fidata. La loro unione è allietata dalla nascita prima di Lorena, poi di Innocente ed infine di Michele. Passano gli anni, i due ragazzi più grandi si avviano ad imboccare le strade della vita, sotto la guida attenta di mamma e papà: Lorena studia da maestra, Innocente è alle medie (poi il lungimirante papà lo manderà a frequentare un corso di pizzaiolo a Udine), mentre Michele, il cucciolo della compagnia, è ancora troppo impegnato con i lavoretti dell’asilo e i giochi con i piccoli amichetti per preoccuparsi seriamente del suo avvenire. Chi si preoccupa, invece, e giustamente, dell’avvenire dei figli sono i genitori. Va bene che il profitto scolastico dei loro ragazzi è garanzia di confortevole riuscita nella ricerca di un impiego futuro, però è sempre meglio cautelarsi ed esplorare anche altre strade che possano assicurare una degna fonte di sostentamento. Ragionando in questa ottica, Daniele e Marisa decidono di lanciarsi in un’avventura che, se portata a buon fine, garantirà davvero un discreto futuro a chiunque di loro ne abbia bisogno.
Nel febbraio del 1978 viene inaugurata a Timau la pizzeria “Al Bunker”, così chiamata perché costruita sopra delle rocce gigantesche e nel puntiglioso rispetto di tutti i criteri antisismici, giusto quanto disposto dal perito Bruno Fumi di Cleulis, progettista e direttore dei lavori.
L’impresa nella quale si sono cacciati i due intrepidi coniugi è di quelle che fanno tremare vene e polsi. Già aprire una pizzeria a Timau, piccolo paese che comincia a mostrare i primi segni di una contrazione demografica che avrà una drammatica conferma negli anni a venire, sembra azzardo grosso; se a ciò si aggiunge la circostanza che, per reperire i soldi necessari ad avviare la loro attività, Daniele e Marisa avevano dovuto dar fondo a tutto il credito che riscuotevano presso banche e privati, divenendo debitori di somme davvero ragguardevoli, beh, se qualcuno allora avesse pensato che l’iniziativa dei due temerari era stata suggerita da un raptus di follia allo stato puro, non avrebbe avuto tutti i torti!
E invece, guarda come vanno a volte le cose del mondo!, la pizzeria incontra sin da subito il favore della clientela che cresce a vista d’occhio, ingrossata com’è da buongustai austriaci che si sobbarcano di buon grado la fatica di affrontare i due versanti di passo Monte Croce pur di gustare una pizza che sembra ammannita da un pizzaiolo di Napoli, notoriamente la capitale morale di quel saporito alimento. Un vento favorevole, dunque, gonfia le vele della navicella appena varata e sembra sospingerla in acque sempre più azzurre, allorché il destino vibra un colpo di inaudita violenza sulle speranze presenti e future dell’operosa famigliola.
In un maledetto pomeriggio di lunedì 25 giugno del 1979, Daniele e Marisa incappano in uno spaventoso incidente stradale. Lei decede quasi subito, lui sopravvive tre giorni, poi la morte lo ricongiunge alla sua sventurata moglie. Avevano solo quarant’anni.
Timau è letteralmente “choccata” dall’avvenimento. Al sincero, profondo cordoglio per la tragica dipartita di due persone così buone e laboriose, si aggiunge lo sgomento per la terribile situazione in cui di colpo sono venuti a trovarsi i tre giovanissimi orfani, improvvisamente catapultati in una dimensione da incubo. Come si presenterà il loro avvenire? Che cosa sarà della pizzeria, un’attività che i loro previdenti genitori avevano immaginato come una sorta di polizza stipulata a salvaguardia del futuro economico di ciascuno dei figli? In quei giorni di stordita incredulità, i timavesi, ma proprio tutti i timavesi presenti in paese o sparpagliati per il mondo a lavorare, scrivono la pagina forse più bella del loro già ricco curriculum di persone generose ed altruiste. Si assiste ad una gara di solidarietà cui sembra persino impossibile credere. Aiuti in denaro confluiscono su un conto aperto in paese a favore dei tre ragazzi, le banche confermano il credito, un gruppo di amici dall’animo nobile si occupa di mettere ordine nei conti della pizzeria, garantendo personalmente una eventuale esposizione economica… insomma accade qualcosa di eccezionale, di toccante che alla fine sfocia nell’epilogo da tutti auspicato: la pizzeria è salva, adesso tocca ai tre fratelli uscire alla ribalta e continuare nell’opera avviata dal loro papà e dalla loro mamma.
E così è. Lorena, Innocente e Michele ricacciano indietro le lacrime e stringono i denti: i timavesi si accorgeranno ben presto che le loro amorevoli cure non sono state sprecate per dei pulcini bagnati. La pizzeria andrà avanti.
Si vede allora Lorena, diciannovenne, alternare i suoi impegni di insegnante scolastica (si era brillantemente diplomata maestra l’anno prima) al lavoro nel locale, affrontando mansioni che vanno dalla ragazza “tuttofare” in sala all’esperta in faccende di amministrazione (a proposito, è da sottolineare il prezioso apporto fornito in tal senso da Adriano Mentil); Innocente, diciotto anni, pizzaiolo dalla prima ora, si supera nell’applicazione degli insostituibili ammaestramenti di papà Daniele in fatto di preparazione e cottura delle pizze; Michele, appena dieci anni!, suscita profonda tenerezza mentre si ingegna a fare da barman e cassiere (quante volte sono gli stessi clienti ad aiutarlo a mescere le bevande richieste, oppure a contare i soldi del resto…).
Sant’Agostino afferma che il Signore non manda mai una croce più pesante di quella che si riesca a sopportare: sarà per questo, sarà per chissà cosa, ma lentamente i tre sventurati si riprendono e, sempre discretamente seguiti dal buon cuore di tante persone, portano la pizzeria ad imboccare nuovamente la strada della speranza, grazie a immani sacrifici affrontati con un coraggio incredibile in ragazzi agli albori dell’esistenza.
Lorena si è nel frattempo sposata e parte da Timau per seguire il marito. Innocente, nel 1981, si sposa a sua volta con Bettina, una donna seria ed assennata che gli regala Mirko e si prende anche cura di Michele, undicenne costretto a diventare adulto nel soffio di un amen. Finalmente anche per la nostra devastata famiglia torna una parvenza di sereno. I giorni dell’acerbo dolore sono gelosamente custoditi in quell’angolo di cuore che serba, incancellabile, il dolce sorriso di chi ci ha lasciati per crudele capriccio del destino. Lorena, Innocente e Michele sono ormai in grado di decidere da soli delle loro scelte.
Di Lorena, insegnante, e di Innocente, re del “Bunker”, abbiamo detto: cosa ne è stato di Michele, la figura più commovente di tutti? Ebbene, anche il cucciolo si è fatto adulto. Nel 1993, Michele sposa Michela (maggiore identità di gusti una coppia non potrebbe mostrare…) e con lei apre sul lago di Cavazzo la pizzeria “Bunker 2”, esplicito omaggio all’indimenticato papà, e la bruschetteria “Bunker 3”. Dopo qualche anno, la “Bunker 2” viene eliminata, mentre la “Bunker 3”, spostata in nuovi e più ampi locali a Trasaghis, è trasformata in pizzeria-ristorante, rinomata e ben frequentata, e resta l’unico locale gestito dalla coppia, alla quale si è aggiunto, in qualità di valido aiutante, il baldo figliolo Alessio.
E siamo ai giorni nostri, reduci da un veloce viaggio che ha preso le mosse giusto trent’anni fa. Dedichiamo ancora qualche minuto al “Bunker” di Timau.
Innocente continua a deliziare gli avventori che ne scoprono ogni tanto gli umori creativi attraverso la degustazione di pizze nuove e dai gusti innovativi. Qualche esempio? Partiamo dalla pizza “Guido”, già presente in menù dagli anni ’80: su un soffice cuscino di pasta sapientemente lavorata riposa, circondato da un croccante bordo rialzato, uno stuzzicante impasto di prosciutto, funghi, gorgonzola, salamino, würstel e cipolla. Assaggiamo la “Valentina”? Ecco in tavola un raffinato connubio di gusti per palati scelti: gorgonzola, mais, salamino, cipolla e rucola. Reclamando a sua volta un minimo di attenzione, ci tira per la giacca “Simona”, con i suoi sapori forti e robusti, ingentiliti da un velo di formaggio di vaglia: prosciutto, funghi, gorgonzola, salamino, cipolla e capperi. Non si può, poi, ignorare un prodotto dell’estro di Innocente che, non a caso, ha voluto intitolare “Chef” una delle sue composizioni più riuscite a base di salamino, larghe e sottili fette di prosciutto S. Daniele, una rugiada di rucola, pomodorini e mozzarelline.
Basta, l’esercizio della descrizione senza degustazione comincia a diventare una sofferenza. Però, non è permesso abbandonare l’argomento senza rendere i dovuti onori alla pizza regina, quella battezzata addirittura con il nome del locale, la “Bunker”: prosciutto, funghi, carciofi, peperoni, würstel e salamino. Quelle citate sono solo alcune delle specialità che Innocente “sforna” (è letteralmente il termine giusto) a delizia delle papille gustative dei suoi clienti e comunque la loro particolareggiata presentazione dovrebbe bastare a spiegare il grande successo che riscuote al di qua e al di là delle Alpi la pizzeria “Al Bunker”. Per i più golosi aggiungiamo che Dania e Francesca, le brave e belle collaboratrici dello chef, possono all’occorrenza servire raffinati dolci (tiramisù, panna cotta, tartufi e affogati al caffè o al whisky). Va da sé che sono inoltre a disposizione vini comuni e di marca, bibite, birre, amari e grappe.
Credo di aver detto abbastanza; se non altro, ho tentato di raccontare la parte più significativa della travagliata storia della pizzeria di Timau. Io ci vado più che volentieri, sapendo che ne uscirò invariabilmente soddisfatto. Beh, quasi soddisfatto, se devo essere del tutto sincero, perché ogni volta che varco la soglia del bar provo un istintivo moto di fastidio dovuto al fatto che in cima al banco sono esposti trofei e sciarpe la cui vista, almeno ai miei occhi di milanista, è paragonabile alla comparsa improvvisa di un mal di denti: si tratta di cimeli interisti!
Vi assicuro, comunque, che Innocente prepara delle pizze così buone che non smetterò mai di andare a mangiarle, neanche se me ne presentasse qualcuna con la farcitura nerazzurra….
Rocco Tedino

Seit 1.1.2024 hat der Bunker leider geschlossen.
„Al Bunker“ - Die Geschichte der Pizzeria von Timau
Eine geräumige Glastür, verstärkt durch elegante Aluminiumstreben und durch drei niedrige Stufen von der Straße abgesetzt, führt in den großzügigen, als Bar eingerichteten Raum: Eine massive Theke – hinter der Gläser und Flaschen ordentlich auf den charakteristischen Regalen aufgereiht sind, zusammen mit der unverzichtbaren Kaffeemaschine – steht einer geordneten Reihe von Tischen mit langen Bänken gegenüber, die einen Großteil der gegenüberliegenden Wand einnehmen und eine willkommene Sitzgelegenheit für Gäste bieten, die zu einem Zeitpunkt eintreffen, an dem der obere Saal besonders voll ist. Dort befindet sich die eigentliche Pizzeria, die man über eine hochwertige Treppe aus glänzender Eiche erreicht.
Wir befinden uns in der Pizzeria „Al Bunker“, dem Reich von Innocente, jenem tüchtigen „Pizzaiolo“, der seit Menschengedenken noch keinen Gast enttäuscht nach Hause geschickt hat. Der Blick schweift durch einen einladenden, schlichten Saal mit warmen Farbtönen, wie sie für das Holz typisch sind, das hier in beträchtlichen Mengen verwendet wurde, ganz wie es sich für ein Lokal in den Bergen gehört. Die Hitzewellen, die von Zeit zu Zeit aus dem breiten Holzofen strömen, der etwas abseits vom Blickfeld in der hinteren Ecke thront, umhüllen angenehm die Gäste an den Tischen, die in wohlüberlegter Symmetrie im Raum verteilt sind. Die Decke ist nach alpiner Art mit Holz verkleidet; eine ganze Wand wird im oberen Bereich von vier großen Fenstern durchbrochen, die zur Straße hinausgehen und genau über ihren Gegenstücken liegen, durch die weiter unten das natürliche Licht in die Bar fällt. Bilder, Drucke, verschiedenste Gegenstände, die bis vor nicht allzu langer Zeit bei den landwirtschaftlichen oder handwerklichen Arbeiten der Gemeinschaft von Timau verwendet wurden, alte Skipaare, Fotos … es gibt von allem etwas, an den Wänden aufgehängt oder auf dem Sockel eines wunderschönen, stets unbenutzten „Fogolar“ aufgestellt.
Wir haben die Skier und die Fotos erwähnt, und schon wird die Erinnerung an Daniele Mentil, den Vater von Innocente, und an seine geliebte Frau Marisa lebendiger und heller.
Daniele war für Timau ein Geschenk des Schicksals, ein Mann, der es verstand, Achtung und Zuneigung, Wertschätzung und Respekt um seine Person zu vereinen. Man möge nicht glauben, hier jene üblichen Floskeln zu lesen, die menschliches Mitgefühl all jenen widmet, die aus diesem Leben geschieden sind und über die „nihil nisi bonum“ – nichts als Gutes – gesagt werden soll, wie schon die Lateiner sagten. Daniele war wirklich eine Persönlichkeit, die sich die Bewunderung und Wertschätzung all jener Menschen redlich verdient hatte, die das Privileg hatten, ihn kennenzulernen. Schon in jungen Jahren hatte er als Arbeiter in der von Graziano Silverio geführten Bäckerei begonnen, war dort jahrelang geblieben und hatte alle Geheimnisse erlernt, die aus einem gewöhnlichen Stück Brot beinahe ein Kunstwerk machen. Gleichzeitig pflegte er seine ausgeprägten sportlichen Fähigkeiten und erzielte in mehreren Sportarten beachtliche Erfolge. Als Lehrer und Trainer im Langlauf kümmerte er sich mit solcher Hingabe um seine Schüler – insbesondere um die Kinder –, dass er sie auf lange und beschwerliche Fahrten zu Wettkämpfen in die verschiedensten und weit entfernten Alpenregionen Norditaliens begleitete: ins Aostatal, ins Piemont, in die Lombardei, nach Trentino-Südtirol und immer weiter. Nebenbei sei erwähnt, dass Daniele 1972 als Trainer und Vater eine doppelte Freude erleben sollte: Seine Tochter Lorena gewann den italienischen Meistertitel in der Kategorie „Allievi“.
Auch dem Fußball hatte er fast fünfzehn Jahre seines Lebens gewidmet, die er im ruhmreichen Trikot des Timau als linker Verteidiger verbrachte. Immer fair, immer großzügig, war er menschlich wie sportlich ein beständiger Bezugspunkt.
1958 heiratet Daniele Marisa Puntel, ein liebenswertes Mädchen aus Cleulis, schön und zuverlässig. Ihre Ehe wird zunächst durch die Geburt von Lorena, dann von Innocente und schließlich von Michele bereichert. Die Jahre vergehen, die beiden älteren Kinder beginnen, unter der aufmerksamen Führung von Mutter und Vater ihren Weg ins Leben einzuschlagen: Lorena lässt sich zur Lehrerin ausbilden, Innocente besucht die Mittelschule – später wird ihn sein vorausschauender Vater zu einem Pizzaiolo-Kurs nach Udine schicken –, während Michele, das Nesthäkchen der Familie, noch viel zu sehr mit den Bastelarbeiten im Kindergarten und den Spielen mit seinen kleinen Freunden beschäftigt ist, um sich ernsthaft Gedanken über seine Zukunft zu machen. Gedanken über die Zukunft der Kinder machen sich hingegen, und das zu Recht, die Eltern. Gewiss, die schulischen Leistungen ihrer Kinder versprechen gute Voraussetzungen für eine spätere Beschäftigung, doch es ist immer besser, Vorsorge zu treffen und auch andere Wege zu erkunden, die eine würdige Lebensgrundlage sichern könnten. Aus dieser Überlegung heraus beschließen Daniele und Marisa, sich in ein Abenteuer zu stürzen, das, sollte es erfolgreich sein, tatsächlich jedem von ihnen, der es einmal benötigen sollte, eine solide Zukunft gewährleisten würde.
Im Februar 1978 wird in Timau die Pizzeria „Al Bunker“ eröffnet. Ihren Namen erhält sie, weil sie auf riesigen Felsen errichtet und unter peinlich genauer Einhaltung sämtlicher Erdbebenschutzvorschriften gebaut wurde, ganz nach den Vorgaben des Sachverständigen Bruno Fumi aus Cleulis, der als Planer und Bauleiter fungierte.
Das Unternehmen, auf das sich die beiden unerschrockenen Eheleute eingelassen haben, ist eines von jener Art, bei der einem Angst und Bange werden kann. Schon die Eröffnung einer Pizzeria in Timau, einem kleinen Dorf, das erste Anzeichen eines Bevölkerungsrückgangs zeigt, der sich in den folgenden Jahren dramatisch bestätigen wird, erscheint als großes Wagnis. Hinzu kommt, dass Daniele und Marisa, um das für den Start ihres Unternehmens notwendige Geld aufzubringen, sämtliche Kredite ausschöpfen mussten, die ihnen Banken und Privatpersonen gewährten, und dadurch beträchtliche Schulden auf sich nahmen. Nun, hätte damals jemand gedacht, die Initiative der beiden Wagemutigen sei einem Anfall reinen Wahnsinns entsprungen, hätte er damit nicht völlig unrecht gehabt!
Doch manchmal nehmen die Dinge dieser Welt eben einen unerwarteten Lauf! Die Pizzeria findet von Anfang an großen Anklang bei den Gästen, deren Zahl zusehends wächst. Unter ihnen befinden sich zahlreiche österreichische Feinschmecker, die bereitwillig die Mühe auf sich nehmen, die beiden Seiten des Plöckenpasses zu bewältigen, nur um eine Pizza zu genießen, die von einem Pizzaiolo aus Neapel zu stammen scheint, jener Stadt, die bekanntlich als moralische Hauptstadt dieses schmackhaften Gerichts gilt. Ein günstiger Wind bläht also die Segel des gerade erst zu Wasser gelassenen Schiffchens und scheint es in immer blauere Gewässer zu treiben, als das Schicksal mit ungeheurer Gewalt die Hoffnungen der fleißigen Familie für Gegenwart und Zukunft trifft.
An einem verhängnisvollen Montagnachmittag, dem 25. Juni 1979, geraten Daniele und Marisa in einen schrecklichen Verkehrsunfall. Sie stirbt fast sofort, er überlebt noch drei Tage, dann vereint ihn der Tod wieder mit seiner unglücklichen Frau. Sie waren erst vierzig Jahre alt.
Timau steht unter Schock. Zur aufrichtigen, tiefen Trauer über den tragischen Tod zweier so guter und fleißiger Menschen kommt die Bestürzung über die schreckliche Lage, in der sich plötzlich ihre drei noch sehr jungen Waisen wiederfinden, die unvermittelt in eine albtraumhafte Wirklichkeit gestoßen wurden. Wie wird ihre Zukunft aussehen? Was wird aus der Pizzeria, jenem Betrieb, den ihre vorausschauenden Eltern als eine Art Versicherung zum Schutz der wirtschaftlichen Zukunft jedes ihrer Kinder gedacht hatten?
In diesen Tagen fassungsloser Betäubung schreiben die Menschen von Timau – wirklich alle, die sich im Dorf befinden oder irgendwo in der Welt ihrer Arbeit nachgehen – vielleicht die schönste Seite in der ohnehin reichen Geschichte ihrer Großzügigkeit und Hilfsbereitschaft. Es beginnt ein Wettlauf der Solidarität, den man beinahe für unglaublich halten könnte. Geldspenden fließen auf ein im Ort eingerichtetes Konto zugunsten der drei Kinder, die Banken bestätigen ihre Kreditzusagen, eine Gruppe von Freunden mit großem Herzen kümmert sich darum, die Finanzen der Pizzeria zu ordnen und übernimmt persönlich die Garantie für mögliche finanzielle Verpflichtungen … kurz gesagt, es geschieht etwas Außergewöhnliches und Bewegendes, das schließlich in jenem Ausgang mündet, den alle erhofft hatten: Die Pizzeria ist gerettet. Nun liegt es an den drei Geschwistern, ins Rampenlicht zu treten und das Werk fortzuführen, das ihr Vater und ihre Mutter begonnen hatten.
Und so geschieht es. Lorena, Innocente und Michele schlucken ihre Tränen hinunter und beißen die Zähne zusammen: Schon bald werden die Menschen von Timau erkennen, dass ihre liebevolle Fürsorge nicht an drei hilflosen Küken verschwendet worden ist. Die Pizzeria wird weitergeführt.
So sieht man die neunzehnjährige Lorena ihre Tätigkeit als Lehrerin – sie hatte im Jahr zuvor mit ausgezeichnetem Erfolg ihr Diplom erworben – mit der Arbeit im Lokal verbinden. Dort übernimmt sie Aufgaben, die vom „Mädchen für alles“ im Service bis hin zur Fachkraft für Verwaltungsangelegenheiten reichen. In diesem Zusammenhang ist auch der wertvolle Beitrag von Adriano Mentil hervorzuheben. Innocente, achtzehn Jahre alt und Pizzaiolo der ersten Stunde, übertrifft sich selbst bei der Umsetzung der unersetzlichen Lehren seines Vaters Daniele über die Zubereitung und das Backen der Pizzen. Michele, gerade einmal zehn Jahre alt!, rührt die Menschen zutiefst, während er sich bemüht, als Barkeeper und Kassierer zu arbeiten – wie oft sind es die Gäste selbst, die ihm helfen, die bestellten Getränke einzuschenken oder das Wechselgeld abzuzählen …
Der heilige Augustinus sagt, der Herr schicke niemals ein Kreuz, das schwerer sei, als man es tragen könne. Ob es daran liegt oder an etwas anderem, wer weiß – jedenfalls erholen sich die drei vom Schicksal Gezeichneten langsam und bringen, weiterhin unaufdringlich unterstützt von der Herzensgüte vieler Menschen, die Pizzeria wieder auf den Weg der Hoffnung. Dies gelingt ihnen dank gewaltiger Opfer, denen sie sich mit einem Mut stellen, der bei so jungen Menschen am Anfang ihres Lebens unglaublich erscheint.
Lorena hat inzwischen geheiratet und verlässt Timau, um ihrem Mann zu folgen. Innocente wiederum heiratet 1981 Bettina, eine ernsthafte und besonnene Frau, die ihm Mirko schenkt und sich zugleich um Michele kümmert, der mit seinen elf Jahren gezwungen ist, im Handumdrehen erwachsen zu werden. Endlich kehrt auch für unsere schwer geprüfte Familie ein Anflug von heiterem Himmel zurück. Die Tage des bitteren Schmerzes werden sorgsam in jenem Winkel des Herzens bewahrt, der unauslöschlich das liebe Lächeln jener Menschen in sich trägt, die uns durch eine grausame Laune des Schicksals verlassen haben. Lorena, Innocente und Michele sind inzwischen in der Lage, ihre Entscheidungen selbst zu treffen.
Über Lorena, die Lehrerin, und über Innocente, den König des „Bunker“, haben wir gesprochen. Doch was ist aus Michele geworden, der wohl bewegendsten Figur von allen? Nun, auch das Nesthäkchen ist erwachsen geworden. 1993 heiratet Michele Michela – eine größere Übereinstimmung im Geschmack könnte ein Paar wohl kaum beweisen … – und eröffnet mit ihr am Cavazzo-See die Pizzeria „Bunker 2“, eine ausdrückliche Hommage an den unvergessenen Vater, sowie die Bruschetteria „Bunker 3“. Einige Jahre später wird das „Bunker 2“ aufgegeben, während das „Bunker 3“ in neue und größere Räumlichkeiten nach Trasaghis verlegt und in eine bekannte und gut besuchte Pizzeria mit Restaurant umgewandelt wird. Es bleibt das einzige Lokal des Paares, das inzwischen von seinem tüchtigen Sohn Alessio unterstützt wird.
Und damit sind wir in der Gegenwart angekommen, nach einer kurzen Reise, die vor genau dreißig Jahren ihren Ausgang genommen hat. Widmen wir dem „Bunker“ von Timau noch einige Minuten.
Innocente verwöhnt weiterhin seine Gäste, die von Zeit zu Zeit seine kreative Ader entdecken dürfen, indem sie neue Pizzen mit innovativen Geschmacksrichtungen probieren. Einige Beispiele? Beginnen wir mit der Pizza „Guido“, die bereits seit den 1980er-Jahren auf der Speisekarte steht: Auf einem weichen Kissen aus meisterhaft verarbeitetem Teig ruht, umgeben von einem knusprigen erhöhten Rand, eine verlockende Mischung aus Schinken, Pilzen, Gorgonzola, Salami, Würstel und Zwiebeln.
Probieren wir die „Valentina“? Da kommt eine raffinierte Verbindung von Aromen für anspruchsvolle Gaumen auf den Tisch: Gorgonzola, Mais, Salami, Zwiebeln und Rucola.
Auch die „Simona“ fordert ein wenig Aufmerksamkeit und zupft uns gewissermaßen am Ärmel: Ihre kräftigen, markanten Aromen werden durch einen Hauch hochwertigen Käses verfeinert – Schinken, Pilze, Gorgonzola, Salami, Zwiebeln und Kapern.
Und schließlich darf man eine Kreation aus Innocentes Einfallsreichtum nicht übergehen, der nicht zufällig eine seiner gelungensten Kompositionen „Chef“ genannt hat: mit Salami, breiten und dünnen Scheiben San-Daniele-Schinken, einem Hauch Rucola, kleinen Tomaten und Mozzarellakügelchen.
Genug! Das Beschreiben ohne Probieren beginnt langsam zur Qual zu werden. Doch wir dürfen das Thema nicht verlassen, ohne der Königin unter den Pizzen die gebührende Ehre zu erweisen, jener Pizza, die sogar den Namen des Lokals trägt: die „Bunker“ – mit Schinken, Pilzen, Artischocken, Paprika, Würstel und Salami.
Die genannten Pizzen sind nur einige der Spezialitäten, die Innocente „aus dem Ofen zaubert“ – hier ist der Ausdruck wirklich wörtlich zu verstehen – und damit die Geschmacksknospen seiner Gäste erfreut. Ihre ausführliche Beschreibung dürfte jedenfalls genügen, um den großen Erfolg zu erklären, den die Pizzeria „Al Bunker“ diesseits und jenseits der Alpen genießt.
Für die besonders Naschhaften sei hinzugefügt, dass Dania und Francesca, die tüchtigen und hübschen Mitarbeiterinnen des Chefs, bei Bedarf feine Desserts servieren können: Tiramisù, Panna cotta, Trüffeldesserts und Affogati mit Kaffee oder Whisky. Selbstverständlich stehen außerdem einfache und hochwertige Weine, alkoholfreie Getränke, Bier, Bitterliköre und Grappa zur Verfügung.
Ich glaube, ich habe genug erzählt; zumindest habe ich versucht, den bedeutendsten Teil der bewegten Geschichte der Pizzeria von Timau wiederzugeben. Ich selbst gehe mehr als gerne dorthin, denn ich weiß, dass ich jedes Mal zufrieden wieder hinausgehen werde.
Nun ja, fast zufrieden, wenn ich ganz ehrlich sein soll. Denn jedes Mal, wenn ich die Schwelle zur Bar überschreite, verspüre ich unwillkürlich einen gewissen Unmut angesichts der Tatsache, dass oben auf der Theke Trophäen und Schals ausgestellt sind, deren Anblick für meine Augen als Milan-Fan ungefähr mit einem plötzlich auftretenden Zahnschmerz vergleichbar ist: Es handelt sich nämlich um Erinnerungsstücke von Inter!
Ich versichere euch jedoch, dass Innocente so gute Pizzen zubereitet, dass ich niemals aufhören werde, dort essen zu gehen – selbst dann nicht, wenn er mir eines Tages eine mit schwarz-blauem Belag servieren sollte …
Rocco Tedino
AL BUNKER 3
Michele Mentil
Via Onorio De Luca, 68
330100 Trasaghis UD, Italia
+39 0432 984536
EINLADUNG
An alle, die für Neues und Gutes brennen und in der Lage sind, über den Tellerrand zu blicken. Jederzeit gerne. Keine Sorge: Nichtstun und "scheinbar fehlerfrei" alles beim Alten zu lassen, ist die schlechtere Option.

Seit einer gefühlten Ewigkeit viele hundert Stunden pro Jahr recherchieren, texten, telefonieren, E-Mails beantworten, sich Dorfdiskussionen respektvoll stellen, damit Einheimische, Freunde und Gäste stets einen aktuellen und guten Termin- und Themenüberblick über das Dorf haben.
Wenn dir das etwas wert ist, DANKE!
1-Klick-PayPal-Donation
Ingo Ortner | T +43 699 12647680
info@bergsteigerdorf-mauthen.at